Quando il Coachee è Junior

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 Lo sport dà alla vita un maggior equilibrio psicofisico e l’arricchisce di serenità e coraggio.  (Gabriella Dorio)   

   Quando si fa Mental Coaching a dei ragazzi, occorre sempre tener conto di un interlocutore in più: la famiglia. Le aspettative riposte nel figlio possono, talvolta, forzare i tempi per il raggiungimento del risultato sperato. Anche i commenti, spesso focalizzati su errori tecnici o tattici, non giovano al percorso di crescita del ragazzo, aumentando il senso di inadeguatezza o instaurando un clima di sfiducia nelle proprie capacità. È bene lavorare, quindi, oltre che con gli atleti e l’allenatore, anche con i genitori, rendendoli partecipi del percorso di Mental Coaching; tutti uniti verso il raggiungimento del risultato ambito, ma nel pieno rispetto di ruoli e competenze professionali specifiche.

Un’altra differenza, rispetto al lavoro con atleti adulti e professionisti, è il tempo. I ragazzi hanno altri mille impegni durante la giornata: la scuola, i compiti, gli amici, oltre a qualche attività di svago. C’è poi il tempo che passano in vacanza con i genitori.
Questa differenza di contesto tra le due tipologie di sportivi va tenuta in considerazione, ed è proprio necessario lavorare anche con il contesto dei ragazzi per sostenerli al massimo. Perché è vero che hanno esperienza, ma solo di pochi anni. La maturità sportiva arriva molto dopo l’adolescenza; è un lungo lavoro di costruzione.

Avere la capacità di strutturare degli obbiettivi nei vari anni è quindi importantissimo per farli progredire correttamente, sia dal punto di vista tecnico che mentale.

Nei ragazzi giovani c’è il vantaggio di lavorare su menti che si stanno ancora formando, mentre su un Senior c’è una storia pregressa più lunga, fatta magari di pregiudizi e preconcetti, che può portare a maggiori complicazioni. Ma sia la mente di un giovane che quella di un adulto hanno sempre la possibilità di migliorarsi, se c’è la volontà di farlo.

Le varie tecniche di respirazione, concentrazione, visualizzazione, etc. vengono utilizzate senza grandi differenziazioni in giovani e adulti. I ragazzi, che le apprendono fin da subito, le considereranno bagaglio naturale del loro percorso di formazione sportiva; gli atleti adulti, inserendole in una fase tecnica più matura, ne trarranno pari beneficio, ma avranno bisogno di integrarle con quanto già appreso e sedimentato, prima di poterle vivere con piena naturalezza e sfruttarne appieno le potenzialità.

Ma c’è di più: una volta imparate, queste tecniche possono diventare, per i giovani, strumenti utili anche in altri ambiti della vita, come per esempio a scuola, durante un’interrogazione o un esame. Un beneficio, solitamente inaspettato, che anche i genitori apprezzeranno con soddisfazione.

Michela Serramoglia
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Coaching – Lavorare con le potenzialità

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